
La valutazione- Il processo di valutazione del bambino si presenta come la modalità più adeguata per conoscere le caratteristiche comportamentali, emotive, cognitive, funzionali e di relazione del bambino e della famiglia, in situazioni diverse e ben distinte.
La conoscenza del bambino avviene già dal primo incontro e dal primo contatto, nel quale il consulente sperimenta ed osserva il bambino, puntando l'ascolto al limite che presenta e alle sue espressioni, in modo da procedere ad una diagnosi sulla base dei sintomi presenti e sull'aspetto funzionale del bambino nelle varie aree dello sviluppo, e contemporaneamente agli aspetti più personali, specifici, caratteristici e peculiari della persona con la quale si trova ad interagire, al di là della presenza o meno di una determinata sindrome.
L'aspetto più tecnico e metodologico del processo di valutazione, prevede l'utilizzo di strumenti standardizzati per la valutazione sintomatologica e funzionale, anche se, specie nel primo incontro, viene svolta principalmente un'osservazione non strutturata del bambino, nella quale si osservano alcuni fattori fondamentali, alcuni di essi sono: lo sviluppo motorio e prassico del bambino, la modalità di interazione con l'adulto, le strategie di comunicazione che utilizza, la ricerca del materiale e il suo utilizzo, lo scambio corporeo ed emotivo, la reazione al distacco dai genitori e la vicinanza con persone a lui sconosciute, oltre a raccogliere le sensazioni generali sul livello di sviluppo funzionale raggiunto dal bambino fino a quel momento.
L'istruzione - Molti genitori pensano che l'istruzione sia sinonimo di scuola e pensano di fare il loro dovere semplicemente aiutando il figlio a vivere al meglio l'esperienza scolastica. In realtà è una visione decisamente molto riduttiva, destinata a ben scarsi risultati. Con il termine istruzione si intende l'addestramento alla vita, che non passa solo attraverso i concetti appresi a scuola, ma anche attraverso tutto ciò che un bambino può apprendere nelle ore al di fuori dell'edificio scolastico.
È per questo motivo che non è possibile pensare di educare al meglio i figli parcheggiandoli presso persone vecchie: le ore passate in compagnia di persone che amano i bambini, ma che hanno idee e stili di vita non più attuali non concorrono certo a velocizzare l'apprendimento della vita. Anzi, il più delle volte servono solo a far imboccare una strada ormai obsoleta. È abbastanza insulso che il genitore "spenda" tempo ed energie per correggere paure, idee, atteggiamenti, scelte derivanti dall'educazione che il figlio ha ricevuto da persone anziane. Certo il nonno che non sa nulla di computer o di altre diavolerie, ma conosce tutte le favole del lupo cattivo, non è la persona adatta a far entrare il piccolo nel nuovo mondo. In assenza dei genitori sono pertanto da privilegiare per l'educazione dei figli strutture moderne e più adeguate (leggasi: personale qualificato) che possano fornire un'educazione al passo con i tempi.
Dal punto di vista scolastico, invece molto spesso sono proprio i genitori i responsabili di un'educazione carente. Quasi con fierezza (fierezza imbecille, direi) molti genitori riconoscono il figlio dalle lacune a scuola: "è proprio mio figlio: anche lui ama la matematica e odia l'italiano!". Uno dei punti critici dell'educazione è proprio avvicinare il bambino allo studio, all'amore per il sapere, visto come potere, come chiave che apre la comprensione del mondo. Quindi ogni genitore dovrebbe far amare tutte le materie che il bambino sembra non digerire e avvicinarlo a tutto ciò che la scuola ancora non insegna; le lingue e il computer sono due esempi classici che molti genitori snobbano perché "il bambino deve divertirsi". Peccato che da grande non si divertirà perché chi è ultimo ha ben poco da divertirsi! L'abilità del genitore consiste cioè nell'insegnare per gioco e nell'istruire con piacere. Chi ci riesce è un grande genitore.
L’educazione si fonda su una reciproca appartenenza nella quale l’adulto e il bambino abbiano un “luogo” simbolico e oggettivo nel quale comunicare sé scrutando con affezione la risposta dell’altro. La felicità del bambino inizia, infatti, quando comincia a percepire di appartenere, di essere di qualcuno. In altri termini, ogni essere umano ha bisogno, per crescere – e la crescita non va riduttivamente intesa solo in senso meramente biologico –di vivere l’esperienza di una relazione significativa capace di trasmettere il senso di ciò che si è e di ciò che si fa. Il padre e la madre sono gli adulti a cui il bambino, in quanto figlio, chiede educazione.
L’educazione rappresenta quindi un processo strategico mediante il quale il bambino può divenire un adulto capace di responsabilità e in grado di fare fronte alle sfide impegnative che richiede la vita quotidiana nei contesti a rischio.
Questo rapporto avviene in un tempo e in uno spazio, in una casa, con l’accudimento, il nutrimento, il gioco, la compagnia …
Perciò specularmente al diritto del bambino all’educazione, è necessario affermare il diritto del genitore a potere educare, a potere comunicare un’ipotesi positiva di vita.
Cos’è il gioco e che valore ha per il bambino? Questa è la domanda che da sempre ha stimolato gli studiosi di varie scienze: dall’etologia alla filosofia, dalla pedagogia alla psicologia. E’ per questo che nel primo capitolo ho voluto affrontare il tema del gioco calato nelle diverse teorie dello sviluppo che hanno contribuito a considerare l’attività ludica un importante fattore di sviluppo: permette al bambino di sperimentare prima e consolidare poi nuove competenze sia cognitive sia socioaffettive. Il gioco è un modo per osservare il bambino, un modo attraverso il quale è possibile esplorare la natura del pensiero infantile, specialmente nella prima infanzia quando l’accesso al funzionamento mentale del bambino è reso difficile dalla limitatezza dei mezzi comunicativi ed espressivi di cui egli dispone.
Il gioco è un’ attività che coinvolge gran parte dell’infanzia; infatti, dalla nascita fino all'ingresso nella scuola, il gioco è il tramite principale che il bambino utilizza nei rapporti con gli altri. Il gioco non è soltanto un modo per conoscere il mondo, ma anche una forma di comunicazione, di esperienza emotiva, di azione trasformativa sulla realtà. In questo capitolo vengono anche presentati, classificati ed analizzati i diversi tipi di gioco, con le caratteristiche specifiche di ognuno. Il gioco è un’azione, un’occupazione volontaria, compiuta entro certi limiti definiti di tempo e di spazio, secondo una regola volontariamente assunta, e che tuttavia impegna in maniera assoluta. La caratteristica fondamentale dell’attività ludica in ogni sua manifestazione è l’assenza di costrizione. Si gioca per scelta libera e personale, non per senso del dovere. Si gioca secondo modalità stabilite individualmente: qui il carattere immaginativo e creativo è particolarmente evidente o in base ad una decisione di gruppo ed è questo il caso di giochi socializzanti. La spontaneità, la creatività, la plasticità propria di ogni agire creativo insieme alla libertà, concorrono a caratterizzare l’attività ludica. E’ proprio attraverso il gioco che l’adulto conosce il bambino, lo capisce e si relaziona con lui. La funzione dell’adulto nella crescita e nella vita di ogni bambino è fondamentale: che sia genitore, insegnante, o educatore. Per relazionarsi con il bambino occorre che l’adulto entri in un atteggiamento empatico con lui. Egli ha la possibilità di intervenire positivamente, sia incoraggiando spontanee e autonome iniziative di gioco predisponendo magari in maniera più idonea l’ambiente, sia creando specifiche occasioni di svago e di sano divertimento, partecipandovi all’occorrenza di persona.PATOLOGIE DELL’INFANZIA 30/05/2008
IL naso e le problematiche nasali.
Il naso è l'organo del senso dell'olfatto. Nell'uomo il naso occupa la parte centrale del viso posizionato al di sopra della bocca. È costituito da una parte sporgente,(piramide nasale), da una parte interna,(cavità nasali), suddivisa da una parete mediale (setto nasale).
Il setto è una membrana di tessuto cartilagineo che separa in senso verticale le due narici. Se l’osso mascellare che la ospita rimane sottosviluppato, il setto in crescita dovrà nonostante tutto raggiungere in qualche modo le sue giuste dimensioni, e può farlo in tre modi: può piegarsi in un senso o nell’altro-e si avrà così il setto deviato- oppure può crescere verso l’alto-fino a creare il naso bitorzoluto-oppure cresce attraverso la sutura mascellare fino a creare quell’entità anatomica parafunzionale nota come torus palatino (si tratta di “bozzi” o creste ossee che crescono in mezzo al palato).
Valutiamo ora la differenza tra respiratori orali e respiratori nasali. Partiamo con il ricordare che tutti i neonati sono respiratori nasali obbligati, in quanto solo respirando col naso possono respirare e succhiare il latte dal seno contemporaneamente. Se il neonato ha le vie aeree nasali ostruite, può finire per rifiutare il seno e preferire il biberon, che gli permette di nutrirsi più velocemente e con meno fatica.
Il respiratore orale ha diversi svantaggi: non può umidificare l’aria che respira, non può rallentarla per favorire la giusta miscelazione con l’ossido nitrico ( NO ).
Di conseguenza i suoi polmoni faranno fatica a fornire la massima ossigenazione all’organismo a partire dall’aria che ricevono che sarà secca, non umidificata, non filtrata e, soprattutto, priva di ossido nitrico. Questa situazione, portata avanti negli anni, sovraccaricherà il sistema cardiovascolare e il cuore perché i muscoli lisci che ricoprono le arterie reagiscono a quest’aria ipossigenata producendo uno stato di tensione permanente che, appunto, provocherà ipertensione cardiovascolare. Per le ridotte disponibilità di ossigeno, la capacità di fornire sangue riccamente ossigenato alle cellule viene anch’essa compromessa. Si può dire, pertanto, che la respirazione orale ha un impatto negativo su tutte le cellule del corpo, perché le priva della giusta quantità di ossigeno. Il benessere e la salute richiedono una giusta ossigenazione.
Altre manifestazioni della respirazione orale includono le roncopatie, le apnee notturne, alcuni tipi di mal di testa, l’ipertensione essenziale, l’enuresi notturna (pipì a letto), otiti o sinusiti croniche, disturbi del sonno e occhiaie.
Quando bambini o adulti non respirano correttamente col naso, tendono a sviluppare occhiaie o borse sotto gli occhi, a causa di un ristagno di sangue venoso in queste zone per disturbi della circolazione.
I bambini che respirano con la bocca mostreranno spesso labbra screpolate; di profilo, inoltre, tendono ad avere il mento “sfuggente” e la faccia lunga. Tipicamente soffrono di sinusite cronica, raffreddori, problemi respiratori o polmonari.
In genere i bambini con le borse sotto gli occhi non riescono a mantenere a lungo l’attenzione su qualcosa, perché non hanno buona circolazione sanguigna e quindi buona ossigenazione nel cranio, e tendono pertanto a stancarsi facilmente, si sentono
letteralmente soffocare.
In più hanno problemi durante il sonno: tossiscono, si girano continuamente nel letto e si svegliano già stanchi. Soprattutto per i bambini e gli adolescenti è importante andare a letto prima delle 10 di sera, perché certi meccanismi cerebrali di recupero dalle fatiche corporee iniziano verso quell’ora, e la loro efficacia viene compromessa se il sonno viene dilazionato fino alle 10,30 – 11 di sera. I bambini che vanno a letto troppo tardi tenderanno ad essere stanchi ma non vorranno mai andare a dormire, cercheranno di cibarsi soprattutto di alimenti dolci e cereali, e a volte finiranno per essere etichettati come iperattivi o affetti da sindrome di deficit dell’attenzione, e come tali trattati con farmaci.
L’efficienza delle vie respiratorie è il particolare più importante per la buona salute dell’essere umano. È essenziale sottolineare il fatto che respirare con la bocca e respirare col naso hanno effetti corporei completamente diversi. Non siamo fatti per respirare con la bocca. Possiamo farlo, ma paghiamo un prezzo enorme se lo facciamo per lungo tempo. Altre strutture che possono influire sul transito dell’aria fino all’area della gola sono le tonsille e le adenoidi. La grande maggioranza dei bambini che finiscono dal dentista hanno tonsille estremamente ingrandite: come pensare che possano respirare bene? È impossibile respirare bene quando le tonsille, che a malapena dovrebbero essere visibili, sono così infiammate che quasi si toccano tra loro chiudendo il passaggio all’aria che da lì dovrebbe transitare per raggiungere i polmoni.
Le tonsille si gonfiano spesso in risposta a fenomeni allergici causati dal consumo di derivati del latte pastorizzato. È interessante notare che ogni volta che una mamma e un bambino si convincono a sospendere alimenti pastorizzati o trattati industrialmente, e magari si mettono a consumare alimenti crudi, si nota una riduzione del volume tonsillare, anche se ciò richiede del tempo.
Quasi sempre una mascella superiore ristretta e sottosviluppata si accompagna ad una
mandibola o mascella inferiore che non si sviluppa in avanti, rimanendo incastrata indietro. Ciò causa una mancanza di spazio a disposizione per la lingua e per i tessuti faringei, che essendo compressi all’indietro saranno causa a loro volta di difficoltà per il passaggio dell’aria respirata.
Il più importante apparecchio ortodontico a nostra disposizione è la lingua. Quelli che respirano col naso hanno la lingua posizionata sul palato, che ne mantiene la forma corretta con la sua posizione e ogni volta che si deglutisce. Ogni deglutizione espande il palato e contribuisce al movimento respiratorio cranio sacrale primario. Quelli che respirano con la bocca hanno una lingua posizionata in basso invece che in alto contro il palato, cosicché la lingua non può stimolarlo nella sua crescita.
Quando la lingua non si posiziona propriamente tra le arcate dentali, può accadere che si accomodi in basso e indietro, spingendo in avanti il pavimento della bocca. Ne risulta qualcosa che somiglia molto a un doppio mento, visibile perfino in donne molto magre. Con l’espansione ortodontica del palato il problema si risolve da sé, senza chirurgia plastica
.
CONSEGUENZE A LUNGO TERMINE
Gli individui ipossigenati spesso soffrono di affaticamento o fibromialgia, roncopatie,
apnee notturne, sinusiti, frequenti infezioni nasali, patologie cardiocircolatorie.
Finiscono per diventare dipendenti da farmaci.
In altre parole, le persone con uno sviluppo facciale insufficiente se la passeranno meno bene di altri. E anche quando si affidano a terapeuti olistici con le migliori intenzioni e le più approfondite conoscenze, non si può pretendere che un corpo dalla forma meno che ottimale possa funzionare in modo soddisfacente.
Così ancora una volta diventa evidente che respirare bene permette di vivere meglio, soprattutto quando, dopo aver espanso il palato così da correggere la respirazione orale e la postura, ci si accorge che il paziente diventa più allegro.
L’ORECCHIO DEL BAMBINO E LE SUE PROBLEMATICHE
L’orecchio è un organo preposto alla fondamentale funzione dell’udito e del mantenimento dell’equilibrio; è composto da tre parti. La parte visibile è costituita dall’orecchio esterno (il padiglione) e il condotto uditivo esterno, un canale che arriva fino al timpano. L’orecchio medio è una piccola cavità piena d’aria chiusa dal timpano in corrispondenza dell’orecchio esterno, contiene i cosiddetti ossicini (martello, incudine e staffa) ed è collegato con la parte posteriore del naso tramite la tuba di Eustachio, un canale del diametro circa di una matita attraverso il quale l’aria può passare dal naso all’orecchio medio e viceversa. L’orecchio interno è attaccato all’orecchio medio, vi sono contenute le terminazioni nervose degli organi che permettono l’udito (la coclea) e l’equilibrio (i canali semicircolari).
COME FUNZIONA?
L’orecchio esterno raccoglie i suoni e li trasmette alla membrana timpanica che vibra e mette in movimento gli ossicini, che trasmettono questo movimento alle fibre nervose dell’orecchio interno. Queste fibre trasformano le vibrazioni in segnale elettrico che viene inviato al cervello.
INFIAMMAZIONI DELL’ORECCHIO
L’otite media acuta (OMA). È l’infiammazione dell’orecchio medio, causata da diversi tipi di agenti infettivi, virus e batteri, può colpire un orecchio solo o tutti e due. È una delle malattie più frequenti nei bambini (ogni anno ne colpisce uno su cinque), soprattutto se hanno meno di tre anni, e sono meno provvisti di anticorpi che possano difenderli dai raffreddori che "girano", specialmente in autunno e in inverno. L’orecchio medio è in comunicazione con il naso attraverso la Tuba di Eustachio, che ha il compito di mantentere una corretta pressione al suo interno. Questo canale, però, può facilmente ostruirsi, ad esempio durante un raffreddore o in caso di rinite allergica, così si riempie di secrezioni in cui virus e batteri trovano un ambiente adatto per moltiplicarsi.
E il cerume? Il cerume è prodotto da alcune ghiandole poste nella parte più esterna del canale uditivo, serve per impedire l’ingresso di polvere o altro nella parte più interna dell’orecchio. Perciò non è un "nemico" da combattere, ma un alleato da rispettare. Proprio per questa azione di pulizia, il cerume, grazie anche all’attività di speciali "ciglia", viene spinto verso l’esterno, dove può essere rimosso facilmente. Non vi è necessità di pulire l’interno dell’orecchio. I famosi bastoncini di cotone non vanno utilizzati: sono proprio i tentativi di pulire il condotto che, spingendo il cerume all’interno, possono causare i fastidiosi tappi. Inoltre la cute che ricopre il condotto uditivo può essere facilmente lesionata duranti i tentativi di pulizia, causando abrasioni e favorendo infiammazioni e infezioni. L’orecchio pulito con un fazzoletto avvolto intorno al dito.
